Good morning Vietnam

La sveglia é puntata alle 6:30, ancora assonnati ci dirigiamo verso l’abbondante buffet dell’albergo.
É così che iniziamo la nostra luna di miele in Vietnam, la sera prima siamo arrivati giusto in tempo per un bagno prima del tramonto e poi siamo svenuti a letto dopo il lungo viaggio di 6 ore con un bus non troppo comodo, che ci ha portato da Saigon a Mui ne, vicino alla bellissima città balneare di Phan thiet.
Nei due giorni precedenti abbiamo scorrazzato un po’ per quella metropoli affollata ed enorme che é stata rinominata ormai da 30 anni con il nome del loro condottiero Ho Chi Minh, ma che tutti chiamano ancora col vecchio nome: Saigon. É la città piu grande del Vietnam, anche piu grande della capitale Ha noi, e sicuramente la piu occidentale, l’impronta che gli hanno lasciato i Francesi é presente sia in molti palazzi e chiese cristiane, ma soprattutto nella struttura della città, con grandi viali alberati e molto verde.
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Ancora assonnato e un po’ svogliato salgo su una jeep che ci porterà a fare un escursione, ma ancora non so che solo a fine giornata vedrò qualcosa di davvero speciale.
Nel programma di cose speciali c’é n’erano parecchie, come il villaggio di pescatori costituito da chiatte mobili sul mare, anche se ne avevo visto uno simile due anni fa in Cambogia, quando attraversai il grande lago da Siam Rep alla capitale Phnom Penh.
Speciale anche il red canyon, che si raggiunge percorrendo a piedi il sofficie letto di un fiume costituito da sabbia rossa.
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Ancora più speciale passeggiare sulle bianche dune attorno ad un oasi verdissima dove branchi di ragazzini ti offrono un pezzo di plastica con la quale puoi scivolare per diversi metri in discesa che, se non fosse per il caldo tropicale, sembra di stare con il bob in mezzo alla neve.
Bellissimo anche il “lotus lake”, dove i fiori di loto sembrano galleggiare sulle basse acque del lago azzurrissimo.

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Dopo tutte queste tappe, rimane da vedere la torre Poshanu, un tempietto costruito un migliaio di anni fa dal popolo Chan, che abitava queste terre prima che arrivassero i Dai Viet, ovvero i vietnamiti dal nord.
Arriviamo a destinazione che siamo stanche morti, ed io sto nuotando nel mio sudore , quando la jeep si ferma e il nostro autista ci dice che abbiamo 30 minuti per arrampicarci sotto il solo a vedere quel rudere, il primo pensiero e di rispondere.. No grazie.
Quando arriviamo in cima una sensazione di leggerezza mi pervade, sento che quei mattoni rossi mi ispirano la serenità di poter passare qualche minuto in piu e mi sembra che il caldo sia meno soffocante. All’interno é davvero piccolissimo, una paio di metri quadrati, ma sento di accendere 3 bacchette di incenso alla divinità alla quale é dedicato quel tempio: Lord Shiva.

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Passano i minuti e sento Dao che mi richiama, sono trascorsi i minuti previsti senza che me ne accorgessi, avrei voglia di fare meditazione all’ombra di una palma li vicino, di avere piu tempo, ma lei si incammina e così rimango solo.
Mentre scatto un ultima foto, una ragazza di colore mi si avvicina e con un sorriso abbagliante mi indica il sole, dicendomi “it’s a magic place”.
Così alzo lo sguardo e cercando di ripararmi dal bagliore del sole scorgo il motivo di quella magia: un arcobaleno circolare completo, tutto attorno al sole.
Cerco di mettere a fuoco, di non farmi abbagliare, mi stropiccio gli occhi, é proprio reale, non avevo mai visto una cosa simile…
La ragazza intanto é sparita ed io sono solo, cerco di scattare alcune foto per capire se ho le allucinazioni, ma la luce mi impedire di controllare, resto ancora qualche minuto a cercare di osservare meglio, ma devo smettere perché sento. gli occhi bruciare.

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Per tutto il tragitto che ci riporta all’albergo resto senza parole, ad assaporare quella sensazione di “miracolo” che é la sensazione di serenità, di pace, di gioia dentro di me, ma anche la manifestazione esteriore che la natura mi ha mostrato.
Om nam a Shiva

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Compleanno in viaggio

Non ricordo da quanto tempo ho iniziato a notarlo, ma ormai penso che posso darlo per assiomatico: il giorno del mio compleanno sono sempre in viaggio!
Sicuramente il fatto che capiti 4 giorni dopo ferragosto potrebbe svelare il trucco, Ma io non parlo solo di ferie, ne parlo proprio in senso stretto, nel senso che anche quest’anno, oggi 19 agosto sto prendendo un volo per trasferirmi in un altro luogo per un po’ di tempo.
La mia memoria non mi consente di andare troppo indietro, ma l’anno scorso ero in macchina tra Roma e la Toscana, l’anno prima stavo attraversando il confine tra Thailandia e Cambogia, e l’anno ancora prima ancora stavo viaggiando in India verso il confine con il Pakistan, anche se poi non l’ho passato.
Quest’anno non avevamo pianificato di andare troppo in giro, ma siccome il mio visto per la Thailandia dura solo 30 giorni, abbiamo preso un volo quasi a caso, il giorno prima della scadenza del visto, ovvero proprio il 19.
E anche quest’anno, senza pensarci troppo, si realizza l’assioma!

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Mentre scrivo sul mio iPad vedo alcuni riflessi d’oro sul mio anulare sinistro che si fanno luce in mezzo al buio del taxi che, a passo d’uomo in mezzo al traffico provocato da un monsone particolarmente intenso, cerca di portarci all’aeroporto. Sembra luccicare come per sottolineare che questo viaggio ha anche un altro significato: é la nostra “honey moon”.

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Il cielo e la terra sono piu vicini

É la seconda volta che vengo qui, nel quartiere Sathan, villaggio di Na Noi nella provincia di Nan, Thailandia del Nord.
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La prima volta é stato sei mesi fa ed ho avuto questa stessa sensazione che provo ora, piacevole, mistica anche se allora non riuscii ad afferrarla appieno.
Sarà che le circostanze erano particolari: ero atterrato a Bangkok dopo una settimana passata a Varanasi, (India) ed assieme alla mia ragazza Dao avevamo preso un pullman che, dopo una dozzina di ore ci ha scaricato a Wiang Sang all’alba.
Li ci sono venuti a prendere il padre ed il fratello con la piccola Yin: era la prima volta che conoscevo i genitori da Dao.
Le due settimane passate in questa casa sono state davvero ricche: dalla preghiera fatta assieme alla famiglia nel tempio qui vicino, fino a quella volta che mi sono vestito da Babbo Natale ed ho distribuito loro i doni.
La sera si va a letto presto qui, dopo cena quattro chiacchiere ed massimo alle 9:30 tutti i a nanna.. tutti tranne me, che fin da quando ero piccolo ho approfittato degli stimoli creativi che la mia mente partorisce prevalentemente nelle ore notturne.
Così dopo ogni giornata, passavo delle mezz’ore (e quando Dao cadeva nelle braccia di morfeo, anche delle ore) seduto davanti casa, sotto la tettoia, a scrutare l’universo fuori e dentro di me.
Questa volta invece le circostanze sono diverse, io e Dao ci siamo sposati la settimana scorsa a Bangkok e siamo venuti a stare altre due settimane qui con i suoi, prima di andare in luna di miele nel sud del Vietnam.
Qui ora ho comprato una moto, ho ridipinto la casa, preparando la cerimonia Lanna del matrimonio che faremo qui tra 5 mesi, nello stesso giorno nel quale ho incontrato Dao due anni prima: 1 gennaio 2013.

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Anche questa volta tutte le mie giornate terminano con la mia seduta notturna di fronte all’infinito.
Se l’ultima volta dovevo decidere il grande passo, ora ( ancora un po’ inconsapevole dell’accaduto) che il primo passo é stato fatto, faccio progetti sula mia permanenza piu frequente qui, sento che stanno crescendo delle radici in un terreno fertile.
Mentre assaporo la melodia assordante che la natura crea di notte, il paragone con la terra é davvero nel contesto giusto.
Saranno i panorami di villaggi tropicali coltivati, oppure la mia situazione spirituale, ma sento che.. “il cielo é piu vicino alla terra”
Mi ripeto questa frase piu volte al giorno e ogni volta la sento risuonare in me come un mantra, come lo yin e lo yan.
Il cielo e la terra che danzano, tra gli schizzi d’acqua ed un focolare acceso, mentre mi addormento con un sorriso felice.
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Misticismo e superstizioni

l’Asia é un continente ricchissimo di una moltitudine di tradizioni che si mixano in un caleidoscopio universo di differenze, ma hanno un denominatore comune davvero forte, la presenza costante in qualsiasi attività umana.
Così non é possibile comprare una macchina, costruire una casa, o anche solo andare a trovare un parente lontano senza scegliere accuratamente il giorno “giusto”, o senza fare qualche rito di buona fortuna o benedizione.
Qui in Thailandia, il buddismo si é mescolato nel tempo con ogni tradizione locale preesistente senza soluzione di continuità. Così non é concepibile scegliere il giorno del matrimonio in base alla disponibilità, al meteo o a qualsiasi altro parametro prettamente funzionale, ma bisogna trovare una data compatibile con le stelle.
Anche qui pero, come nel mondo occidentale, molto spesso le persone comuni non conoscono i veri misteri, le forze che sottendono quei rituali, così finiscono per cadere nella superstizione, con risultati poco edificanti.
Ho imparato già da tempo che in questa cultura i piedi appartengono ad un area considerata impura, quindi mai mostrare le piste dei piedi a qualcuno e tantomeno volgerle verso una statua sacra.
Ma non solo i piedi, quando ho comprato un ciondolo da un monaco che l’ha benedetto, istintivamente mi é venuto di metterlo in tasca, ma mi hanno guardato tutti malissimo: infatti qualsiasi cosa considerato minimamente sacro, non può stare nella parte bassa del corpo, ma in alto.
Quando Dao ha appeso i suoi pantaloni al cardine della finestra ad asciugare, il padre l’ha subito rimproverata, i pantaloni devono stare in basso, non in alto, specie quelli delle donne. Le mutande, ad esempio, apparte quelle dei bambini, ognuno lava le sue, e si mettono ad asciugare in un luogo molto in basso rispetto a terra.
In un tempio a Naan, da un anziano monaco, ho comprato alcuni mandala particolari, scritti nell’antica lingua Lanna, quando abbiamo fatto il viaggio in Bus, li avevo messi nel mio borsello, ma quando Dao l’ha scoperto si é molto arrabbiata, perché così si esaurisce completamente la benedizione!
Interessante invece notare come nel caso della cerimonia funebre, anche se nella nostra cultura il corpo viene seppellito mentre in questa viene bruciato, é tradizione che tutti si debbano vestire di nero, oppure l’uso di unire le mani durante una preghiera. Quest’ultimo aspetto lo trovo particolarmente bello: unire le mani lo trovo un gesto così bello e così ancestrale che esprime l’atteggiamento senza bisogno di parole e quindi di un linguaggio, senza bisogno di conoscerne il significato in modo cognitivo, nella più totale modalità esperienziale, inizi a farlo e poi ne capisci il valore senza che nessuno te lo spieghi a parole.
In India,unire le mani e pronunciare il saluto “namaste”, significa salutare la scintilla divina che c’é nell’altro essere. Al villaggio di Dao, quando offrivo qualcosa alle bambine, i genitori le invitavano a ringraziare sollecitandole as unire le mani, senza dover pronunciare nulla: il miglio modo di ringraziare che ho mai conosciuto!
La cosa che mi colpisce di più sull’aspetto mistico é il culto dei trapassati: in questa cultura,a differenza di quella indiana, non ci sono molte divinità, lo stesso budda non é propriamente un dio, mentre si venerano con grande ardore gli uomini che, in passato come oggi, tutti considerano delle grandi anime (mahaatman).
Durante la grande cerimonia di cremazione del cadaveri del vecchio monaco, la sua veste é stata appesa a diversi metri sopra il fuoco, ed ha sventolato per tutta la notte sospinta dalle fiamme senza bruciaare. Molte persone hanno così aspettato,anche tutta la notte, che qualche brandello del vestito strappato dalle fiamme potesse diventare una reliquia da portare a casa.
Il giorno dopo mi mostrano con orgoglio un pezzo di quel drappo arancione e,ancora più sorprendente, una sferetta annerita, una delle 108 del mala(il rosario di legno) che il monaco portava al collo: entrambi anneriti e puzzolenti, ma che un falò alto dieci metri non é riuscito a bruciare.
Ora entrambe le reliquie sono nella borsa di Dao e le porterà in Europa con me per protezione.
La cosa che pero ha suscitato stupore non solo a me, é che, il mattino seguente al rogo, quando sono andati alla ricerca delle ossa del vecchio monaco, hanno invece trovato buona parte del corpo, annerito ma non incenerito!
Riprendo tra qualche ora un volo che mi riporta nel mio paese nativo, portandomi dietro,come sempre, un bagaglio pesante ma prezioso, oggetti sacri, vestiti strani, ma anche riflessioni profonde sul passato e sul futuro, oltre alla cosa più preziosa di tutte: la persona che amo.

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Diversamente quotidiano

La parola quotidiano assume generalmente un carattere di routine, rotta solo da qualcosa che assume così una caratteristica eccezionale.
Nei 4 giorni trascorsi qui a casa di Dao, il quotidiano si mescola alleccezione in modi davvero interessanti.
Il fatto di avere un farang in casa é, per loro, un fatto assolutamente eccezionale, ma giorno dopo giorno, vedo come leccezione é modulata su una quotidianità che,essendo diversa da quella che vivo a casa, ha un sapore davvero speciale.
Così, quando andiamo a vedere la cerimonia per la sepoltura del vecchio monaco, accanto alla ritualità dei monaci, la gente può vedere un film su un maxi schermo allaperto, oppure assistere ad uno spettacolo di Thai boxe.
Già, perché anche qui, in un minuscolo villaggio nel nord, lontano mille chilometri dal clamore della capitale, e un centinaio dal capoluogo della provincia, vedere salire sul ring bambini, e anche ragazzine, che si danno botte da orbi, é uno spettacolo per tutti, grandi e piccini, e sono le signore oltre la quarantina quelle che si scaldano di più ad ogni pugno o calcio ben riuscito.
Una mattina siamo andati a vedere Naan, la città più grande in questa regione, con il fratello di Dao alla guida e il padre che é voluto venire perché anche lui non era mai andato al museo della città.
Solo che quando siamo arrivati, non é voluto entrare, ed é rimasto a far la guardia fuori dalla macchina.
Quando siamo andati al villaggio dei pescatori, in riva al grande fiume Naan, oltre ad ammirare il paesaggio, abbiamo comprato 2 kili di pesce freschissimo a meno di 3 euro.
Anche in casa le abitudini e le tradizioni sono molo forti: negli ultimi 20 anni, la piccola casetta di legno é diventata una grande casa in cemento, con 2 frigoriferi, la lavatrice, bellissime piastrelle azzurre, ma alcune abitudini non si possono cambiare semplicemente aggiungendo elettrodomestici.
Ad esempio, la mamma non ha mai usato la lavatrice, dice che lavare le cose a mano rende più pulite le cose, stessa cosa per il nuovo fornello a gas, mai usato perché cuocere i cibi sul fuoco della legna rende il cibo più buono.
I pasti vengono sempre consumati su una stuoia per terra: quando ho chiesto a Dao perché non usassero il tavolo, mi ha spiegato che hanno comprato quel bel tavolone circa 5 anni fa, ma dopo averci mangiato un paio volte, non si sentivano a loro agio e sono ritornati alla stuoia a terra.
Un altro costume interessante é quello che gli avanzi del pasto serale, siano messi,senza toccarli, in un ripiano, e le stoviglie non vengano lavate che il giorno seguente: questo perché durante la notte le anime dei trapassati possano banchettare.
Lemozione più bella di questa quotidianità, é stata quando la bimba più grande é venuta a chiamarmi per la cena chiamandomi lun farang, ovvero zio straniero!
La più piccola invece, che allinizio era spaventata da me, la sera della grande cerimonia,mentre stavamo giocando, i suoi genitori la chiamano per portarla alle sue amate giostre, ma lei non ne ha voluto sapere, perché era molto più divertente giocare con me: così labbiamo portata io e Dao in motorino più tardi.br /br /a href=https://nelmezzodellamiavita.files.wordpress.com/2012/01/20120109-191058.jpgimg src=https://nelmezzodellamiavita.files.wordpress.com/2012/01/20120109-191058.jpg alt=20120109-191058.jpg class=alignnone size-full //a

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Rotta verso nord

Il viaggio verso Naan é lungo, ma più lunga è l’attesa: check out dall’albergo alle 11, pranzo, e arriviamo alla stazione dei bus che sono le 2; Ci aspettano 5 ore prima di salire sul nostro pullman. Facciamo una pausa per mangiare qualcosa verso mezzanotte, ma arriviamo con largo anticipo in una cittadina vicino a Naan, sono le 4 ed é ancora buio, così abbiamo ancora 2 ore prima che qualcuno ci venga a prendere. Io non ho chiuso occhio nonostante i sedili reclinabili del bus fossero abbastanza comodi, e nemmeno nelle due ore successive sulla tavola di legno alla fermata. Giunta ormai l’alba, arrivano il padre, il fratello e la sua bimba su un automezzo molto comune qui: una grossa e vecchia auto con molto spazio sul retro per caricare roba.
Quasi un ora e siamo a casa di Dao, un ingresso molto ampio e con lucenti piastrelle azzurre, ed una cucina altrettanto ampia con piastrelle marroni: al piano di sopra, in legno, la camera da letto dei genitori, mentre di fiano la casa della famiglia del fratello: vado a dormire 4 ore.
La prima giornata é decisamente lunga, il pomeriggio lo passiamo ad un mercato ad una dozzina di chilometri da casa, a comprare cibo per accogliere tutta le gente prevista per la sera. Facciamo una visita veloce in un bellissimo parco, con dei minuscoli canyon scavati dall’a qua, poi rientriamo a casa. Ad attenderci un sacco di gente venuta a conoscere il “falan”, ovvero lo straniero, cioè io!
C’é un gran fermento, tutti cercano di parlarmi, io sorrido, mentre molto presto Dao mi lascia da solo in balia di un parente ubriaco il quale mi offre una qualche bevanda alcolica che rifiuto, ma non posso astenermi dallo stare ad ascoltare un fiume di parole e domande, alle quali rispondo con un suono della voce a bocca chiusa, e con qualche “kap”. Per la cena ci troviamo tutti attorno ad un grosso pentolone sopra ad un braciere, in cime depositiamo pezzetti di carne e fegato, oppure gamberi facendo attenzione e a girarli di tanto in tanto, mentre sui bordi un misto di verdure, soya e funghi. Ognuno mette dei pezzi e li prende quando ritiene siano cotti, assieme al brodo di verdure e si riempe il piatto, un po’ come si fa con la bourguignonne. La mamma e il papà invece mangiano in disparte dal gruppo, Dao mi dice che a loro non piace quel cibo, non é tipico di quella zona, ma di Bangkok, loro preferiscono la cucina locale!
Una delle zie seduta al mio fianco non perde occasione di toccarmi e accarezzarmi, dicendo che sua nipote ha scelto proprio un bel ragazzo, ed un altra zia, probabilmente ubriaca mi annusa il collo e mi stringe le mani!
La serata si conclude a notte inoltrata, ma non é finita, verso le 10 andiamo in moto (in 3) presso un tempio buddista, dove sono coinvolto in una complessa cerimonia dove devo fare una dozzina di metri in ginocchio, e portare delle buste a cinque monaci seduti che cantano litanie al microfono. La cerimonia é il preludio di una più grande, in favore di un monaco molto potente morto circa 8 mesi fa, la cui salma giace in quel tempio semi mummificata.
Finalmente a casa, stavolta dormo come un sasso fino al mattino alle 10.
La colazione non é molto diversa da pranzo e cena, il riso accompagna qualsiasi piatto, che é sempre un po’ piccante , così, vista anche l’ora unisco colazione e pranzo in un unico pasto, anche perché il mio intestino,nonostante i fermenti lattici, deve ancora abituarsi.
Il pomeriggio andiamo a fare un giro ad un altro mercato e a qualche negozio dove compro qualcosa da vestire, visto che nel lavaggio, il bianco di tre magliette é diventato multicolore!
Quando rientriamo, ci raggiunge un tizio vestito di scuro, e la mamma porta in mezzo alla sala una composizione di fiori molto bella e decisamente elaborata, con 3 candele poste in cima alla costruzione, due polli cotti e due uova, una bottiglia di whisky, acqua riso e persino qualche sigaretta. Inizia così un lungo rituale dove io e Dao siamo seduti di fronte ai fiori e dall’altro lato il tizio pronuncia una lunga litania e maneggia il contenuto del vaso. Il rituale termina con legarci due braccialetti bianchi, uno per mano ad entrambi, ho l’impressione che sia quasi un rituale di fidanzamento, ma Dao mi dice che é per il buon auspicio e lunga vita.
Dopo una cena a due(il padre e la madre mangiano il loro cibo) dove Dao mi ha cucinato uno dei due polli della cerimonia, ci andiamo a vestire di nero.
Avevo portato con me una dolcevita nera e in India avevo comprato un paio di pantaloni neri, così nel pomeriggio ho solo dovuto aggiungere un paio di sandali dello stesso colore. Alla cerimonia dove andiamo subito dopo, tutti vestono quel colore, in onore del vecchio monaco morto otto mesi fa, ci sono un centinaio di persone ala cerimonia, e altrettante per attrazioni varie, tipo giostre per i più piccoli oppure bancarelle di cibo e vestiario.
Finita la cerimonia, ci guardiamo sul maxi schermo un film cinese con tanti effetti speciali, mentre un esercito di cugini si riunisce attorno a noi.
Torniamo a casa sul motorino, guida lei, Ora fa decisamente freddo, ma restiamo più di un ora a chiacchierare al solo canto di migliaia di insetti della notte

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Benvenuto 2012

Il volo da Varanasi a Bangkok scorre veloce, poche persone sull’aereo, il personale della Thai Airlines é, come sempre, molto gentile e premuroso e mi posso godere uno splendido tra mondo prima di profondare nel sonno.
Giunti a destinazione prendo l’ennesima SIM thailandese dopo aver scoperto che quella vecchia é scaduta, ma non chiamo Dao, ho 2 ore di tempo per raggiungerla prima che il nuovo anno raggiunga Bangkok.
C’é molto traffico e anche se l’aria condizionata é al massimo, fuori ci sono 32 gradi che levano il resporo.Il tassista é un chiacchierone, anche se con un inglese pessimo, non é troppo invadente e comunque mi trasmette il buonumore, anche perché ogni tanto si aggiusta un buffissimo parrucchino con il ciuffo a banana… Very funny!
Giunti a destinazione, lo guido alla Guesthouse dove mi aspetta Dao che ha già prenotato la stessa camera dove esattamente un anno fa ci siamo incontrati.
Così appena arrivo scoppiamo di gioia nel rivederci proprio li, tanto dopo una mezz’ora ci rendiamo conto che é mezzanotte dai botti che provengono da fuori!
Andiamo comunque a fare un giro nel delirio di kosand road, prendendo qualcosa da mangiare in strada e un bakardi breezer per festeggiare in camera.
I due giorni successivi li passiamo a sbrigare un po’ di faccende, a comprare un po’ di regali per la sua famiglia, e a prenotare i voli del rientro: i due vecchietti della solita agenzia cincischiano troppo, così stufi di aspettare andiamo da un suo amico davvero simpatico che si fa chiamare Mong (scimmia), che in pochissimo tempo prenota il tutto.
I voli per Naan costano davvero troppo, così ci andremo col bus, infondo, sono “solo” una dozzina di ore!
Sento un certo fastidio in mezzo alle dita dei piedi, così entriamo in una farmacia, il tipo controlla e mi dice che ho preso un qualche fungo, così devo prendere una pillola ogni. Giorno e spalmarci sopra una crema 4 volte al giorno.
Per sopportare meglio il caldo, passo anche dal barbiere per accorciare un po’ barba e capelli, la grossa signora inizia a tagliare non appena mi siedo senza chiedere nulla, così dopo le prime sforbiciate le dico di non farli troppo corti, ma lei ha già deciso tutto: quando vedo il risultato finale rimango di sasso, credo di non aver mai avuto i capelli così corti.
Umesh mi ha lasciato un arduo compito, si chiama Mahakal, e questo 2012 é iniziato proprio nel suo segno.
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