La farfalla, il bruco ed il gatto

Ci vengo quasi tutti i giorni qui, è un posto molto isolato, si potrebbe definire un tempio, anche se non c’è una vera a propria struttura in muratura, però c’è un cartello spartano con scritte in Thai, Lanna e anche coi caratteri occidentali, recita pratat jomjang.
Sotto una grande tettoia non ce niente altro che una statua di Buddha di un paio di metri, mentre qualche decina di metri piu in la c’è un albero con un drappo arancione attorno, che indica la presenza di uno spirito all’interno.
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Sono sempre da solo, anche se ho intravisto un monaco che abita in una casetta di paglia poco più in basso.
Ma non sono realmente solo: oltre alle presenze metafisiche, sono sempre accolto da una farfalla con grandi ali nere con disegnati 4 fiocchi azzurri.
Ieri, finita la meditazione, ho trovato un bruco su una spalla, e siccome sopra la testa ho solo una tettoia, mi sono immaginato la faticosa arrampicata verso l’alto di quell’esserino.
Mentre resto a contemplare i movimenti di quelle decine di microscopiche zampette, la farfalla dell’accoglienza si posa alla base del grande Buddha, vicino agli incensi che avevo acceso, e sembra restare li ad osservarmi.
Dopo una piacevole e silenziosa conversazione con quegli elementi, appoggio il bruchino su una foglia poco distante e resto ad osservare la farfalla che si posa a pochi centimetri da lui.
L’armonia tra esseri umani e la natura è qualcosa che noi uomini di asfalto e cemento, di elettricità e petrolio, abbiamo completamente perso, e questa è la causa dell’arroganza con cui ci approcciamo al mondo e, di conseguenza, come il mondo risponde.
Ieri siamo andati al grande tempio di Nan, e mentre ero seduto a contemplare l’altisismo stupa dorato, un minuscolo gattino nero ha iniziato a fissarmi incuriosito.
Con 5 o 6 balzi mi raggiunge e, anche lui, inizia a “scalarmi”, in pochi secondi é sulla spalla destra, poi inizia e gironzolare tra una spalla e l’altra catturando tutta la mia attenzione.
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Ma non solo, inizia a catturare l’attenzione di molti altri turisti che passano di li, nessuno di loro occidentale.
Così iniziano a fotografarmi due coreane, poi un gruppo di Vietnamiti, intanto io mi alzo a rispondere alle domande, mentre quell’esserino nero si trova a suo agio anche sulla spalla di un umano in piedi.
Ovviamente la prima domanda alla quale rispondo è: ” no, non è mio il gatto, ci siamo conosciuti qui”.. “You are lucky” è l’espressione più usata dai miei interlocutori.
Non ho mai creduto alla fortuna cieca, la dea bendata, ma si, mi sento fortunato, ho preso le mie decisioni, facili o difficili, giuste o sbagliate, ho vissuto gioie e dolori di queste scelte, ma le ho sempre vissute costruttivamente, come occasioni di crescita.
Mi sento come la farfalla, libera di esplorare tutte le possibilità con leggerezza, mi sento come il bruco, che con grande fatica fa piccoli passi con la promessa che un giorno potrà volare, mi sento come il gattino, che affronta curioso il mondo senza paura di sbagliare e che si fida del prossimo.

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Una risposta a La farfalla, il bruco ed il gatto

  1. italo ha detto:

    Bella testimonianza di affinità con il “resto del mondo”, con tutto quello che è vivo al di fuori di noi.
    Uno specchio?

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