Missione compiuta, avanti la prossima

Missione compiuta! Tutto d’un fiato, sono arrivato in tempo per la nascita di mia figlia: arrivo all’ospedale di Nan alle 4:50 del mattino, e Lisa vede la prima volta la luce del sole alle 6:21 del 8 dicembre.
Due mesi sono passati come un lampo, immerso nel verde inverno del nord della Thailandia, vivendo i ritmi della natura: arrivo che il riso é appena stato raccolto e riparto con il mais già alto due spanne.
Con la stessa velocità, quell’esserino nato di 2 kili e mezzo cresce a vista d’occhio, ma sopratutto cresce la consapevolezza della sua coscienza, e di quello che le sta attorno. Noi intanto impariamo a fare i genitori, a capire le sfumature di un pianto, di uno sguardo, di un verso, le uniche forme di comunicazione possibili per mia figlia.
Un altra cosa che vedo crescere e la mia casetta thai, la bannoi farang, ora manca solo più la pittura e gli interni, ma fortunatamente dopo poco tempo mi installano la fibra ottica, così posso restare in contatto con il mondo che ho lasciato ad occidente.
Dopo pochissimo prendo il ritmo e mi sento a casa: da ora di pranzo fino a verso cena vivo la vita con la famiglia, mille faccende e qualche giro in moto. Quando il sole scende, mentre tutti dormono, mi rintano nella mia bannoi e attraverso internet riesco ad essere presente in orari decenti per l’Italia.
Dalle mie scorribande con la moto, ho fatto molte foto e video, così ho trovato il tempo di montarle su una colonna sonora speciale, ed é uscito questo video.

Tutti i giorni mi informo sulle condizioni di mio papà in Italia, e questo e il motivo principale per cui mi trovo sulla via del ritorno: c’è bisogno della mia presenza, ed ecco pronta la mia prossima missione!
Un altro aspetto della prossima missione é quello professionale, devo sostanzialmente trovare dei lavori con i quali vivere 🙂 ho ricevuto diverse proposte e qualche interessante promessa, ma ora é venuto il momento di concretizzare… vengo anche per quello.
Due mesi bellissimi, una nuova missione altrettanto difficile, ma altrettanto stimolante, unico neo: mi manca da morire quell’esserino!
Già perché mi tocca rientrare in Italia da solo, a soli 2 mesi non c’è la siamo sentita di metterle la bimba su un pullman per 11 ore, di combattere con taxisti che mettono l’aria condizionata a palla, di fare code interminabili tra uffici ed ambasciata per farle il passaporto italiano, specie perché nonostante le elezioni appena effettuate (2 febbraio), i disordini in capitale non sono affatto terminati.
Infatti arrivato a Bangkok la mattina, dopo aver viaggiato tutta la notte, non c’erano i taxi: ho dovuto ricorrere a quelli abusivi che di solito evito come la peste.
Mancano poche ore al volo che mi riporta ad occidente, ma non me la sento di dire che rientro a casa:
-la casa dov’è?
-È il posto dove posso stare in pace, in pace con te.

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Tutto d’un fiato

Il bus ondeggia percorrendo quella che dovrebbe essere un autostrada, ma sarà l’asfalto, le curve ed io che sono in prima fila al secondo piano, mi sembra di stare su una barca col mare grosso.
Sto raggiungendo mia moglie a Nanoi, nel nord della Thailandia, sono le 2 di notte e sono circa a metà strada: mi sono imbarcato a Bangkok alle 7 di ieri sera ma arriverò a destinazione non prima delle 5 di mattina.
Come al solito non dormo nonostante il sedile reclinabile, ma ormai son giorni che ho perso la cognizione del tempo: tempo di dormire e di mangiare, mi sento come in un viaggio spaziale. Il viaggio è iniziato il giorno 4 dicembre, scalo breve a Brussels, poi Abu Dhabi, infine arrivo a Bangkok il 5 alle 7 di sera: 20 ore in tutto + 6 di fuso. Il trasporto in taxi verso la mia guesthouse è particolarmente lungo, anziché la solita oretta, c’è ne vanno due e mezza, molte strade chiuse e polizia dappertutto: il tassista mi dice che è il giorno del compleanno del re, quindi la festa del papà, ma considerati i disordini politici degli ultimi giorni è andata ancora bene.
Il tempo di mangiare qualcosa e piombare in un sonno profondo che dura 16 ore, interrotto solo da qualche telefonata di mia moglie.
Così mi addormento di notte e riemergo dalla camera che è nuovamente notte, ma ora sono un po’ più riposato.
Finalmente il giorno 7 prendo questo bus, nella speranza di riposarmi quando arriverò nella mia nuova casetta, ma non sarà così.

Ho appena ricevuto una telefonata, è Dao, le si sono rotte le acque!

Suo fratello la sta portando all’ospedale di Nan, ad un’ora da casa, poi viene a recuperarmi a Wiang sa, e mi riporta da lei, senza passare da casa.
Ancora diverse ore mi separano da incontrarla e, se già prima non riuscivo a dormire, ora davvero non ho speranze che gli occhi mi si chiudano e la mia mente si quieti.
Non posso non ripensare alla mia vita, in particolare agli ultimi 3 anni, a quando ho iniziato a scrivere queste mie avventure, ed in particolare all’ultimo mese.

Quando avevo consegnato la mia lettera di licenziamento non avevo idea di cosa avrei fatto, poi, una settimana prima della scadenza, il 25 ottobre, sono arrivate interessanti proposte di collaborazioni future, ma il volo del 4 dicembre era già schedulato.
Così nell’ultimo mese mi sono dato anima e corpo nel costruirmi un attività, improvvisandomi imprenditore nel guazzabuglio di leggi ed interpretazioni delle stesse, combattendo con norme create per difendere un classico quanto obsoleto modello di lavoro dove il datore di lavoro è considerato dal governo come un tiranno sfruttatore ed evasore, mentre il lavoratore dipendente è come una specie in via di estinzione: da proteggere a tutti i costi.
Ma mentre vecchi politici con nuove maschere cercano di convincere un popolo che continua ad informarsi dalla televisione che vogliono cambiare tutto, facendo di nascosto il contrario, nella mia vita deve trovare posto un argomento molto più importante: la famiglia.
Non sto parlando solo della mia nuova famiglia, ma anche di quella che, con tanto amore, mi ha messo al mondo. Ho la fortuna di avere due genitori meravigliosi, che mi hanno sempre dato il meglio e mi hanno trasmesso forti valori senza mai limitare la mia libertà. Sono stati un punto fermo di tutta la mia vita, ed ora che non son più tanto giovani, è giusto che io ricambi l’amore ricevuto. In particolare per mio papà è un momento difficile e io sento il dovere di dare un alto livello di priorità a lui. Spero davvero di esser stato un buon figlio, ed ora spero anche di diventare un buon padre, come lui lo è stato per me.

Mentre il tempo scorre sotto le ruote del bus, lo spazio che mi separa dal futuro si accorcia, e allora, senza tregua, nessuna sosta, mi tuffo nella consapevolezza dell’eterno presente.

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La farfalla, il bruco ed il gatto

Ci vengo quasi tutti i giorni qui, è un posto molto isolato, si potrebbe definire un tempio, anche se non c’è una vera a propria struttura in muratura, però c’è un cartello spartano con scritte in Thai, Lanna e anche coi caratteri occidentali, recita pratat jomjang.
Sotto una grande tettoia non ce niente altro che una statua di Buddha di un paio di metri, mentre qualche decina di metri piu in la c’è un albero con un drappo arancione attorno, che indica la presenza di uno spirito all’interno.
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Sono sempre da solo, anche se ho intravisto un monaco che abita in una casetta di paglia poco più in basso.
Ma non sono realmente solo: oltre alle presenze metafisiche, sono sempre accolto da una farfalla con grandi ali nere con disegnati 4 fiocchi azzurri.
Ieri, finita la meditazione, ho trovato un bruco su una spalla, e siccome sopra la testa ho solo una tettoia, mi sono immaginato la faticosa arrampicata verso l’alto di quell’esserino.
Mentre resto a contemplare i movimenti di quelle decine di microscopiche zampette, la farfalla dell’accoglienza si posa alla base del grande Buddha, vicino agli incensi che avevo acceso, e sembra restare li ad osservarmi.
Dopo una piacevole e silenziosa conversazione con quegli elementi, appoggio il bruchino su una foglia poco distante e resto ad osservare la farfalla che si posa a pochi centimetri da lui.
L’armonia tra esseri umani e la natura è qualcosa che noi uomini di asfalto e cemento, di elettricità e petrolio, abbiamo completamente perso, e questa è la causa dell’arroganza con cui ci approcciamo al mondo e, di conseguenza, come il mondo risponde.
Ieri siamo andati al grande tempio di Nan, e mentre ero seduto a contemplare l’altisismo stupa dorato, un minuscolo gattino nero ha iniziato a fissarmi incuriosito.
Con 5 o 6 balzi mi raggiunge e, anche lui, inizia a “scalarmi”, in pochi secondi é sulla spalla destra, poi inizia e gironzolare tra una spalla e l’altra catturando tutta la mia attenzione.
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Ma non solo, inizia a catturare l’attenzione di molti altri turisti che passano di li, nessuno di loro occidentale.
Così iniziano a fotografarmi due coreane, poi un gruppo di Vietnamiti, intanto io mi alzo a rispondere alle domande, mentre quell’esserino nero si trova a suo agio anche sulla spalla di un umano in piedi.
Ovviamente la prima domanda alla quale rispondo è: ” no, non è mio il gatto, ci siamo conosciuti qui”.. “You are lucky” è l’espressione più usata dai miei interlocutori.
Non ho mai creduto alla fortuna cieca, la dea bendata, ma si, mi sento fortunato, ho preso le mie decisioni, facili o difficili, giuste o sbagliate, ho vissuto gioie e dolori di queste scelte, ma le ho sempre vissute costruttivamente, come occasioni di crescita.
Mi sento come la farfalla, libera di esplorare tutte le possibilità con leggerezza, mi sento come il bruco, che con grande fatica fa piccoli passi con la promessa che un giorno potrà volare, mi sento come il gattino, che affronta curioso il mondo senza paura di sbagliare e che si fida del prossimo.

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Another brick in the wall

Senti, visto che tra poco avremo un figlio, che ne dici se ci facciamo una casetta tutta nostra proprio qui, dietro casa dei miei?
Questa la domanda di mia moglie, ieri notte chiusi nella zanzariera da letto mentre fuori il monsone faceva crepitare il tetto di lamiera creando un assordante melodia, tipo l’heavy metal.
Sono qui a Nanoi da appena una settimana, ma mi occorre davvero poco tempo per decidere.

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Dopo la bellissima cerimonia a gennaio di quest’anno, io e Dao abbiamo vissuto sei mesi in Italia, poi lei si è trasferita qui per la gravidanza, ed ora io sono qui durante le mie ferie a rimaneggiare le tessere del puzzle della vita, per preparare le prossime mosse.
Ci è voluto davvero poco a decidere: oltre all’aspetto romantico e metafisico, costruire oggi una casa in questa zona della Thailandia è da considerarsi sotto moltissimi punti di vista un investimento più che vantaggioso.
Ovviamente qui non servono permessi, visti o geometri, quindi nel giro di tre giorni tutto è pronto, trovati i materiali e la manodopera quasi tutto il resto non conta.
Quasi tutto.
S perché ci vuole il giorno propizio, gli spiriti devono dare l’assenso e proteggere i lavori di un nuovo nucleo abitativo.
Per questo motivo, e solo per questo, bisogna aspettare ancora una settimana: il giorno 18 agosto 2556 è un buon giorno per porre le fondamenta, il giorno prima del mio compleanno.
Così si iniziano appena rientrato da Chiang Mai, dove sono stato ospitato per qualche giorno da amici che mi hanno accompagnato a conoscere il nuovo direttore della scuola salesiana.
Scegliere un luogo, prendere le misure, e vedere piantati i primi pali per le fondamenta nello stesso giorno è il perfetto esercizio di rendere semplice una cosa molto complessa, con efficienti risultati.
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Ora, giorno dopo giorno, vedo la mia casa crescere, mi immagino il futuro mentre ogni giorno c’è da prendere qualche decisione.. se aggiungere o meno una finestra, quanto fare alta quella porta, quale materiale usare per quella trave, ogni componente è variabile ad ogni istante.
Giorno dopo giorno mi integro meglio con il territorio, tutti i giorni faccio una scampagnata col motorino dove vengo assorbito da paesaggi rigogliosi di colori della vita, dove quando attraversi un bosco, sembra di essere allo stadio, con centinaia di creature attorno…
Il cielo basso, intriso di nuvole si squarcia a tratti a lasciar intravedere il sole che, come un lampadario sulla volta celeste, feconda la terra specchiandosi gioiosamente nella complice risaia.

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Capodanno rurale zen

Sono le sette di sera ed il sole sta tramontando , è più di mezz’ora che ci arrampichiamo tra i piccoli monti che circondano la pianura delle risaie di Nanoi.
Il pickup del fratello di Dao e decisamente robusto, comprato apposta per superare le impervie stradine di campagna che nella stagione delle piogge diventano quasi impraticabili.
Lui ci ha portati qui con un paio di tende, coperte e un po’ di cibo: 2 pesci ancora vivi, qualche noodles, e dei würstel, ci ha aiutato ad accendere il fuoco, e poi ci ha salutato: passeremo qui la notte, la notte di capodanno.
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Iniziamo ad abbrustolire i pesci e continuiamo ad abbrustolire qualsiasi cosa di commestibile, ipnotizzati dalla sola luce del fuoco, il calore, lo scoppiettio è l’unico rumore che si sente, appoggiato su un sottofondo di instancabili grilli.
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Il tempo rallenta seguendo le lente vibrazioni della natura e restiamo in religioso silenzio ebbri del dio Agni.
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La luce del fuoco crea una dimensione spaziale delocalizzata dal mondo circostante e spostandosi dal fuoco, si é immersi nello spazio delle stelle, dove campeggia trionfante una meravigliosa luna.
Cosi, fuori dalla struttura dello spazio-tempo, ci chiediamo a che ora dovremmo festeggiare il capodanno, e decidiamo che lo festeggeremo assieme agli abitanti delle varie città del mondo.
Così alle 8 abbiamo festeggiato il capodanno con i giapponesi, alle 9 con i pechinesi fino ad arrivare alle 12, cioè il luogo dove ci troviamo, per poi poter proseguire fino all’alba festeggiando con gli italiani!
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Visto che il cibo scarseggiava e che avevamo scordato di prendere le bottiglie di vino portateci dall’Italia, i festeggiamenti consistevano in un brindisi con l’acqua e Mattia che metteva un ramo più secco degli altri nel falò per fare l’effetto fuoco d’artificio.
Assaporando l’eterno diletto dell’attimo presente, passiamo un capodanno davvero speciale, welcome New world.

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Il giorno dopo la fine del mondo

La fine del mondo è finita, ieri tutto si è compiuto.

I telegiornali di tutto il mondo ne hanno parlato, ringraziamo tutti i commentatori che si sono espressi in merito, le agenzie di viaggio che hanno organizzato tour alle piramidi degli inconsapevoli Maya, che possano riposare in pace.

Ma oltre alla carnevalata globale, qualcosa è davvero finito, non so se è finito già da mesi o anni fa, non so se forse dovrà ancora finire, ma posso tranquillamente prendere a prestito questa data, il 21/12/2012 come fine di un mondo (magari uno degli 11 previsti dalla Teoria M).

Dentro di me finisce un mondo di tranquille certezze e tra 2 giorni torno in Thailandia per celebrare il rito di quel mio matrimonio che per il momento era stata solo una formalizzazione avvenuta il 23 Luglio. Mi accompagnano un gruppetto di 4 folli e affamati amici, mi aspettano un centinaio di persone curiose di vedere dei Farang in una cerimonia Thai.

Fuori di me finisce un mondo occidente-centrico, che vive solo più di nostalgie di progresso degli anni passati e stringe coi denti privilegi che forse non meritava.

Ma quando finisce qualcosa (salvo catastrofi), vuol dire che sta anche iniziando qualcosa di nuovo: dentro di me, nasce una nuova, ibrida, vita familiare e professionale, attorno a me sta nascendo un’eccitante consapevolezza che una sferzata di aria fredda può risvegliarci dal torpore per rimetterci in gioco meglio di prima.

Alba a Varanasi

Mi sembra di vedere l’alba, un alba come quella descritta da Emi, che è la adesso, in quella gust’house a Varanasi, nella stessa stanza dove tutto iniziò diversi anni fa, ed ora, come un cerchio, si riparte da li, osservando lo stesso sole che possono osservare tutti dal pianeta terra, ma attraverso sensi più estesi.

e allora.. Auguri! buon natale, buon anno, buone feste eccetera eccetera, ma soprattutto..

Buona fine del (vecchio) Mondo e buon inizio di quello nuovo

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Quanto è lungo un giorno?

Quanto é lungo un giorno
Anche senza conoscere la relatività o la meccanica quantistica, tutti hanno fatto l’esperienza di quanto il tempo sia relativo. Anche i detti popolari ci raccontano che quando si sta bene il tempo sembra volare, viceversa un ora può sembrare eterna.
La giornata del mio rientro in Italia é una delle piu lunghe della mia vita.
Anzitutto, per una strana incomprensione, ero assolutamente convinto di avere il volo il giorno 29, mentre ho scoperto solo il giorno prima che avrei dovuto attendere ancora un giorno: non che fossi ansioso di partire, ma in questo modo ho iniziato i preparativi, sia fisici che psicologici con un giorno di anticipo e siccome , dopo essermi sposato e passato piu di un mese in dolce compagnia, dover tornare a casa senza mia moglie, mi fa sentire il distacco particolarmente pesante.
La partenza é il giorno 30 alle ore 2:55, quindi il 29 alle 23 prendo il taxi per l’aeroporto di Bangkok , salutando Dao che rivedrò solo tra 4 mesi !
Dopo 6 ore di volo, scalo ad Abu Dabi, dove rimango per 3 ore in coda ad osservare la popolazione di quel luogo: un luogo che mi mette una tristezza infinita, uno dei luoghi più inospitali della terra che un manipolo di ultramiliardari ha deciso di trasformare nel paradiso artificiale più alla moda del pianeta.
Mi sento opprimere da tanta opulenza, tutto mi sembra artificiale, non solo l’architettura, l’aria condizionata e i duty free, ma anche le hostess, e persino i turisti, gli uomini d’affari, sia quelli in giacca e cravatta, sia quelli vestiti con palandrane bianco candido e turbante, per non parlare delle inquietanti figure senza volto tutte in nero, che si muovono come esseri non umani a grappoli.
La cosa più positiva é il wifi free, che non avevo ancora trovato in nessun aeroporto, così posso scambiare qualche email con Dao , mentre lei ha preso il bus che la porta da Bangkok verso nord, a casa sua.
Dopo altre 7 ore di volo sono a Düsseldorf , e devo attendere altre 5 ore per il volo che mi porterà in Italia. Ho tempo di riflettere e di scrivere mentre, seduto al tavolo di un bar, contemplo lo scontrino: un caffè espresso ed una bottiglietta di acqua gasata: 5 euro e trenta, due sere fa con la stessa cifra io e Dao seduti ad un tavolo piuttosto spartano sul ciglio di una straducola, abbiamo mangiato gamberoni, un calamaro gigante e una ventina di ostriche!!
Sono seduto a gambe incrociate su una poltroncina vicino all’uscita e, nel giro di un ora, é già la terza persona che vedo passare vestita male, con un grande borsone che rovista tra i cassonetti della differenziata, mentre a pochi metri da me c’é una famigliola con gli occhi a mandorla, di cui i 3 bimbi giocano con i loro 3 iPad.
Mi sento davvero attonito, forse é il jet-lag, forse é il fatto che gli aeroporti sono non-luoghi, forse sarà che non dormo da ormai 36 ore , sono in viaggio da 23, ma é ancora sempre il 30 agosto, c’é ancora il sole e devo ancora fare un sacco di chilometri.
Mi sale in ottimistico pessimismo difficile da spiegare o da raccontare, ma dopo questo ossimoro zen e con altre 2 o 3 ore di viaggio, dovrei essere a casa, a ritrovare le certezze di un cambiamento sempre più indispensabile.

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