Tutto è compiuto

Il 1 settembre finisce questo anno sabbatico, così lungo e cosi’ breve, cosi leggero ma così intenso che stravolge ma consolida, che stupisce ma rafforza.

Questo blog è nato dal cuore, dalla voglia di concretizzare in forma scritta quei flussi di pensieri e di emozioni che scorrono nelle vene, dal desiderio di conoscersi, conoscere e condividere.

Ora che il sabbatico è finito, mi accorgo che l’ultimo post è di 6 mesi fa: ma non certo perchè avessi poco da raccontare, anzi, ma forse perchè quando il tempo non è imbrigliato dalla quotidianità del “dover fare”, allora diventa una misura non lineare ma totalmente soggettiva. Dura di più un giorno passato all’ospedale con la febbre oppure una giornata spensierata con la persona che ami?

Durante il soggiorno in Asia, lo scrivere, è stato un link verso l’europa, sia geograficamente che a livello affettivo, mentre nei 6 mesi passati in Italia e dintorni, non ho sentito il bisogno di questo supporto, cosi’ non ho scritto nulla.. ma quante cose ci sarebbero da scrivere…

Dopo una settimana dal mio rientra dall’asia, ho passato un intero semestre a Roma, ad insegnare all’ Università pontificia Salesiana, dormendo e mangiando con la comunità: un esperienza molto costruttiva sotto molti punti di vista. Dalla città sacra per gli Hindu, e i buddisti,  alla città sacra per eccellenza per i cristiani; da un ashram ad una comunità religiosa.

In quei quattro mesi ho avuto modo di riprendere in mano le mie amate tecnologie, ho fatto la mia prima applicazione per iPhone, alcune videolezioni, ma nei week end, scorrazzavo per le valli Laziali e non solo, e nel frattempo preparavo i documenti per il visto di Dao.

Quattro giorni dopo essere tornato da Roma, il 6 Giugno vado a prendere Dao all’aereoporto, e trascorriamo 3 mesi a conoscerci, mente le faccio da cicerone per l’europa: Firenze, Pisa, Roma e Venezia in Italia poi la Camargue e la Linguadoca in Francia, con una scappata a Barcellona.

Dao è ripartita per Bangkok il 28 Agosto, e il 1 Settembre finisce questo meraviglioso periodo di studio della vita che sono certo ricorderò spesso in futuro.

Non esistono parole per spiegare come mi sento, ma mi sento molto bene, nessun essere umano può descrivere le emozioni, anche se i poeti fanno del loro meglio, perchè non esistono parole e non basterebbero fiumi di testo, ma di una cosa sono certo:  Se all’inizio di questo viaggio avessi immaginato di fare qualcosa di meraviglioso, sarebbe stata una pallida imitazione di quanto lo è stato realmente.

Ma ora, è tempo di guardare ancora avanti, il passato è solo uno strumento per progettare il futuro, così, con questo ultimo post, chiudo questo blog, con la fiducia che la rete conservi memoria a me stesso e al mondo intero.

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Unmount varanasi

Dopo un mese in giro, ritorno a Varanasi, a prendere le cose lasciate qui, a salutare amici e a ricaricare le batterie della vita, prima di continuare il mio viaggio in Italia.
L’accoglienza dei primi minuti mi riporta subito nell’atteggiamento mentale giusto: quando arrivo con il volo diretto da bangkok all’aeroporto, mi ritrovo in un posto nuovo, ora questa città si é dotata di un nuovo aeroporto, enorme rispetto a prima anche se ancora da finire in molte sue parti, e mi dicono che a breve diventerà di livello internazionale.
Appena fuori sono attorniato da persone che mi offrono un taxi, ma bastano qualche semplici risposte alle loro domande per intenderci: e qualcuno mi chiede se sono hindu, qualcuno se parlo hindi, mi accorgo che nonostante l’enorme zaino in spalla e la pelle bianca, mi accolgono come se avessi la seconda residenza a Varanasi.
Anche Umesh mi accoglie come un fratello, e quando ripercorro i vicoli di Shivala, il mio quartiere, sono molti a salutarmi e chiedermi dove sono stato.
Come wursha, la ragazza del chai alla quale avevo fatto un regalo per il compleanno, che mi offre diversi bis gratuitamente mentre mi mostra i suoi quaderni di scuola, o Milan, un ragazzo di madre nepalese e il padre di kerala, ma é orgoglioso di essere nato qui a Varanasi, sua madre l’ha partorito in barca sul Gange!
Come Sonu, un tipo molto sveglio che ha gestito tutti i miei viaggi dall’india, e che verra’ a Torino nei prossimi mesi a incontrare “la sua amica” che ha studiato per molto tempo danze indiane qui.
Umesh ha una “very good news”: i vecchi gestori della guesthouse, con i quali avevamo dei problemi, sono stati licenziati ed ora ci sono ottimi rapporti con i nuovi.
Così ritorno nella mia primissima camera, e tutte le sere sto a contemplare il mio panorama preferito, l’immagine che avevo messo su questo blog prima di partire, e che mi ha accompagnato per molto tempo in questo viaggio.
Quando penso ai 15 giorni in Nepal, mi sembra passato molto tempo, ma anche quando penso alla Thailandia mi sembra passato molto tempo, invece 3 giorni fa mi sono svegliato a Bangkok assieme a Dao.

Qui la sento tutti i giorni anche via sms, fortuna che ho l’applicazione delle date che mi visualizza in una sola schermata l’ora in Italia, in india e in Thailandia.
Ho anche ritrovato Anastassya, la ragazza ucraina conosciuta a kathmandu, con la quale sono stato qualche giorno a vedere l’himlalaya, e che ora é arrivata a Varanasi un giorno dopo di me.
Incontro ancora la coppia italo-svizzera che hanno fatto nascere il figlio a Varanasi, lui ha problemi col computer, così gli di una mano.
Questo posto é davvero speciale, ma di una natura che non é possibile esprimere con la dialettica, perché bisogna percepirla con altri sensi, per i quali non abbiamo ancora i nomi per esprimerli.
Gli ultimi due giorni non sono troppo sereno, qualcosa nell’aria si muove in direzione contraria: Umesh dice che é la luna piena, ma io credo che shiva mi stia dicendo.. “é tempo che tu vada via, e senza troppi romanticismi”.
Per il biglietto ho aspettato 6o7 ore in tutto, per il telefono ho perso altre 5 o 6 ore.. Quello che mi ero abituato a percepire come flusso costruttivo assume l’aspetto di difficoltà insormontabile, ma é lo stesso flusso.
Quell’energia che prima mi ha trascinato e poi ho cavalcato qui, ora mi vuole riportare a casa, e nel modo piu diretto, senza ripensamenti ne nostalgie: é tempo di andare, ma il viaggio non finisce, continua in un altro stato, quello nel quale sono nato.

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Dalle vette del paradiso all’inferno

L’ultimo giorno dell’anno inizia con una mattina molto fredda, ma non ho tempo di crogiolarmi sotto la spessa coperta, ieri sera ho scambiato un sacco di messaggi con Sharmila, e stamattina devo vederla. Alle dieci e mezza devo prendere il taxi per l’aeroporto, quindi mi levo presto. Ieri ho anche consumato tutto il credito nella lunga telefonata con Sharmila, cosi, ancor prima di colazione vado a prendere al volo una ricarica da 100 rupie.
Nei giorni scorsi avevo dato dei soldi a Sharmila, ma il padre non doveva saperlo, ieri pero’ il padre mi ha detto guardandomi negli occhi, che lui vuole sapere tutto della sua famiglia, ed ha ragione: cosi le avevo chiesto di dirgli tutto prima che me ne vada.

É davvero difficile fare la cosa giusta, soprattutto quando lei mi chiama la sera, piangendo e chiude con un messaggio come questo :”n if u WANA TALK ABT THIS TO MY FATHER I DUN NEED UR HELP I WIL RETURN BACK TO U ITS OK “.
Difficile mantenere gli equilibri di una povera ma numerosa famiglia, quando una ragazza ambiziosa e capace vuole ostinatamente diventare un medico!
Alla fine me ne vado e ci scambiamo grandi abbracci, vado via sperando di aver fatto la cosa giusta, ma sicuramente arricchito dall’immersione nella quotidianità di questo paese, il Nepal, di questa città che assomiglia ad un enorme villaggio che é Kathmandu , e di questa bellissima famiglia.
Solo 3 ore di volo separano kathmandu da Bangkok, e ad una vista superficiale possono sembrare simili: le persone hanno gli occhi a mandorla e sono scuri di pelle, i templi buddisti svettano in cielo; ma il mio personale viaggio le mette profondamente in contraddizione. Qualche ora dopo il mio arrivo mi trovo in mezzo alla festa piu celebrata sul pianeta: il capodanno, nella via piu’ popolare di Bangkok, in mezzo al quartiere Banglamphu.
L’atmosfera di festa é ostentata da tutto e tutti, ognuno ha in mente qualcosa di memorabile per questo giorno e fa del suo meglio per essere originale. Sembra che tutte le nazioni si siano date appuntamento qui, una scena in particolare mi colpisce: due ragazze, una thai, l’altra probabilmente scandinava, che cantano e danzano su un tavolo al ritmo di “wakka wakka”, cantata da un americana (di origine messicana), che parla di Africa ed é stata usata come sigla degli ultimi campionati mondiali di calcio!

Ma oltre all’atmosfera gioiosa, percepisco anche l’angoscia nella gente, che DEVE divertirsi, a tutti i costi, é qui per questo!
Ragazze con minigonne vertiginose, e uomini che barcollano con un secchiello di qualche cocktail in mano. La via é molto stretta, ma per fare 300 metri ci va un ora, e bisogna farsi largo con i gomiti.

Quando vado a letto rimango a riflettere:
La mattina immerso in una cultura molto particolare, una città che mantiene le tradizioni come fosse un villaggio, la sera immerso in un caleidoscopio mix di culture immerse in un continuum che lascia senza fiato.
Quale é il paradiso e quale l’inferno?

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Il richiamo delle aquile

Nagarkot é la meta piu vicina a kathmandu dove poter osservare le cime innevate dell’himalaya: il pesino é davvero microscopico ma i numerosi hotel sono indice di grandi afflussi. Ma ora é bassa stagione, ed é come vedere uno dei famosi posti balneari sull’adriatico d’inverno.
Sono li con Anastassya, e troviamo un posticino davvero isolato dove passiamo un paio d’ore sotto il caldo sole del primo pomeriggio. Dopo la meditazione, rimango a contemplare quelle cime, visualizzando quell’energia che in india chiamano “prana”.
Vengo spesso distratto da quell’esempio di maestosità della natura che é il volo dell’aquila.
Rimango da solo e mi stendo a prendere un po di sole e rimango immobile: arriva uno storno di aquile che inizia a vorticare come in un tornado. Alcune sono così basse che riesco a vederle il luccicante becco giallo. Quando andiamo via, per molto tempo mi rimane impresso nella retina quel becco, e quello sguardo fiero e saggio.
Dopo una notte passata nella bellissima Bhaktapur , torno a kathmandu e vado in agenzia per prenotare il ritorno a Varanasi. Esco con le idee molto confuse: io ho un visto con doppio ingresso in india, ma il tizio dice che ora le regole sono cambiate, e che devastare fuori almeno un mese prima di rientrare!
Il problema é che il visto per il Nepal é solo per 15 giorni: o prolungo il visto o cambio nazione per 15 giorni!
Inoltre non c’é il bus diretto a Varanasi e devo fare come all’andata, cambiando un sacco di volte e perdendo un sacco di tempo: tra 3 giorni é capodanno. Quando torno indietro parlo con un po di persone, tra cui Manoj.
L’ho incontrato una volta a Varanasi, indiano di kerala, turista come me, con la ragazza australiana.
Lo ho reincontrato a kathmandu, poi dinuovo a Bhaktapur e di nuovo in capitale. Lui mi dice che all’agenzia non capiscono nulla, il mio visto é validissimo. In effetti credo anche io che sia tutto regolare, ma torno in camera e collego i puntini..
Ieri mi é arrivato un messaggio da Nui, una ragazza thailandese che ho conosciuto in agosto, in Bhaktapur una ragazza mentre mi spiegava il significato del veicolo di visnu, mi dice “questo é garuda, il dio mezzo uomo e mezzo aquila, ed é anche il simbolo della Thailandia.
Quando sono partito per il mio viaggio, avevo in testa di passare il capodanno a bangkok, ed ora mi si presenta l’occasione, anche se nasce probabilmente da un equivoco. Così chiamo il mio guru a Varanasi e gli dico che tornerò a prendere le mie cose lasciate da lui dopo il rientro dalla thailandia, parto dopodomani.
Quando penso a quell’uragano di aquile sopra la mia testa mi viene in mente il panorama delle città thailandesi, dove ogni tetto di ogni casa sembra avere le sembianze di uno storno di uccelli.

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Natale in famiglia

Ecco gli ingredienti:
Ricorrenza , Preparativi , Giochi , Regali , Mangiare assieme , Una famiglia , Cartoni animati

Ricorrenza:
Per noi occidentali il natale é una di quelle ricorrenze che credo nessuno possa ignorare nemmeno volendolo. A kathmandu, come anche in Varanasi, si festeggia spesso, si festeggia qualsiasi cosa.
Dai matrimoni chiassosi, alle feste religiose, quelle private, quelle di casta, quelle negli alberghi, ogni scusa sembra buona per festeggiare, e quasi tutte le sede si sente musica.
Ovviamente qui,il natale, non si può dire che sia una ricorrenza sentita, ma molte persone che ho incontrato oggi mi hanno augurato “merry chrismas”.
Al luna park ho pero’ visto un bambino vestito da babbo natale!


Preparativi
Già da qualche giorno ricevo auguri di natale via mail, quindi non sono arrivato proprio a dimenticarmene. Sharmila da qualche giorno mi dice che il giorno del mio natale qui é sabato, quindi festa, lei non va a scuola e possiamo passarlo assieme. Il giorno prima si é rabbuiata quando mi ha visto arrivare con Anastassya, una ragazza ucraina con la quale ho passato una giornata e Pashupati. Io l’ho tranquillizzata: il giorno di natale lo passeremo assieme, promesso.


Giochi
Il natale é anche la festa dei giochi, che troppo spesso diventano giocattoli, assumendo quindi l’identità del possesso, piu’ del divertimento.
Il giorno di natale l’ho passato al luna park, con 3 sorelline nepalesi Sharmila 17, Bimala 14, Pramila 11.. Loro mi hanno spiegato cosa significa divertimento: andare sugli autoscontri e vincere una corsa, comprarsi qualche schifezza da mangiare, ma soprattutto avere la gioia nel cuore di avere quell’occasione. L’occasione di mostrarmi alle sue amiche dicendo :”lui é nostro zio italiano e ci ha portato qui perché oggi per lui é natale”.
L’occasione di scorrazzare un po’ libere: quando sono andato a mangiare, gli ho lasciato un po di soldi e il mio telefono,e sono tornate due ore dopo!
Devo dire che ho iniziato a preoccuparmi, ma quando le ho viste tornare sorridenti e cinguettando “sorry sorry”, ho capito che si son divertite un casino, e le foto sul mio telefono lo dimostrano!




Regali
Tra tutti i tipi di tradizioni, quella del regalo é davvero una gran bella cosa, nella sua essenza.
Il giorno di natale mi sono trovato ad andare in giro per negozi con le due sorelline per trovare un regalo per ogni membro della famiglia… proprio io che disdegno trovare i negali, soprattutto a natale.
Un box con i trucchi per Gita: la mamma, un caldo cappello per Surendra:il padre ed una trottola giocattolo per Satin: il bimbo. Per le tre sorelline la situazione é delicata, non bisogna far torto a nessuno, così finiamo in un negozio di vestiti dove sharmila fa la sfilata con una decina di abiti, mentre io la fotografo, e la commessa ride di gusto mentre gliene passa un altro.




Usciamo con una calda giacca colorata, ma siccome 590 rupie (6 euro) sono molto di piu degli altri regali, allora la condivideranno in 3, così ognuno avrà piu o meno lo stesso valore nel regalo.


Con la stessa semplicità, il padre mi ha fatto scegliere un oggetto dalla sua bancarella, così ora ho un viso di shiva di bronzo, il mio regalo di natale.
Qualche giorno fa, volevo aiutare la famiglia e siccome hanno un solo cellulare in famiglia e niente fisso a casa, pensavo di regalarne uno a Sharmila, qui tutti hanno telefoni cinesi da 50 euro. Quando pero’ l’ho detto, il padre mi ha preso da parte e mi ha chiesto di aspettare, perché prima dovevano parlarne assieme alla moglie. Il giorno dopo, con imbarazzo ma in modo deciso mi ha detto che non era una buona idea, avrebbe scombussolato gli equilibri familiari: quando Sharmila potrà permetterselo se lo comprerà da sola. Dopo un sincero ragionamento e nonostante l’inglese non proprio fluente conclude la discussione con un perentorio “noi restiamo una famiglia povera, anche se mia figlia é la migliore della sua classe, in un ottima scuola”.

Mangiare assieme
Una delle cose piu’ belle che mi ha dato la mia cultura é quella di mangiare assieme, in particolare nelle occasioni speciali.
Per la sera di natale, a casa di Sharmila mi hanno preparato un cenone di tutto rispetto: pollo, una fetta di un pesce grosso, una polpetta di verdura, una omelette gigante, servita col solito riso e un dhali speciale, e per finire un deliziosissimo yogurt fatto a mano. Per l’occasione mi hanno anche comprato una birra, e sono veramente commosso da tutte queste attenzioni, ma la cosa piu’ surreale e che mi sono mangiato tutta quella roba da solo, mentre il resto della famiglia mangerà quando l’ospite ha davvero gradito la cucina. Per i primi dieci minuti qualcuno mi chiede se mi piace ogni volta che assaggio qualcosa di nuovo :)
Dopo un po i genitori vanno nell’altra stanza a mangiare e io rimango con le tre sorelline che guardano la tv mentre io mangio, e sharmila mi dice piu volte “mangia lentamente, quando hai finito parliamo”. Quando ho quasi finito arriva un piatto anche per lei, lo prende, mi sorride e mi dice che ora sono della famiglia e quindi mangerà qualcosa con me.

Una famiglia


La famiglia del padre arriva da un villaggio in montagna, una casta bassa, la moglie é bramina, un po piu alta, l’unico ingresso della famiglia é la bancarella in durbar square. Mi racconta che ce l’ha da 15 anni, e una volta si guadagnava bene, ma ora, troppa concorrenza. Inoltre i prodotti artigianali locali sono stati superati dalla produzione industriale, che assieme al moltiplicassi del numero di esercenti ha prodotto oggi una spianata di bancarelle che hanno per l’ottanta per cento le stesse cose: ma é la legge spietata del mercato, i turisti vogliono prezzi bassi anche con qualità scadente. In passato avrebbe comunque potuto comprare una casa piu grande delle due stanze in cui mi trovo ora, ma il suo unico sogno é quello di dare un futuro ai suoi figli e quindi i soldi vanno spesi per prima nell’educazione.
Qualche giorno fa, in qualità di “teacher” ho fatto qualche domanda a Sharmila:
-cosa state studiando adesso in matematica?
-Derivate ed integrali…
-Mmm bene, e cos’altro
Mi dice qualcosa con la parola geometria
- a tipo seno,coseno e tangenti?
- noo, quella é trigonometria!
Ok, matematica la sai
-quante ossa ci sono in un corpo umano?
-circa 250
Ok, per me l’esame é passato,
Ha del talento la ragazza!

Cartoni animati
Da diversi anni é un abitudine per me guardare il cartone animato al cinema, tanto che non mi sembra natale se manca il cartone animato.
La sera di natale, a casa di sharmila, mentre mangiavo, assieme alle 3 sorrelline, su una televisione cinese piccolissima, davano Tom e jerry.
É meraviglioso rendersi conto che questa forma d’arte, assieme alla scultura, non ha bisogno di traduzione perché non é espressione di una lingua, e l’umorismo completa l’opera rendendola ancora di piu’ un messaggio universale.


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Welcome in Nepal

Nepal é india condividono moltissime cose: i caratteri della lingua, la religione (hindu), il colore della pelle, e molte altre cose. Alcune particolarità del Nepal lo rendono pero’ diverso: anzitutto esteticamente hanno per la maggior parte gli occhi a mandorla :) ma la differenza più sostanziale che ho notato dalle prime ore é la serenità, la cordialità, ancora di più dell’India, qualcosa di simile che ho provato in Thailandia. Appena passata la frontiera, un tizio mi guarda e mi dice ciondolando la testa: “mi sa che non é la prima volta che entri in Nepal ” e tutte le pratiche necessarie per il visto sono state fatte velocemente e quasi tutti hanno concluso le procedure guardandomi negli occhi sorridenti e porgendomi il passaporto .. “welcome to Nepal ser”.


Sul bus, più di meta’ percorso lo paso a chiacchierare con un diciottenne nepalese che é molto dispiaciuto di essere troppo occupato, altrimenti mi farebbe da guida per tutto il Nepal :) ) alla fine del viaggio lo sveglio: si era addormentato sulla mia spalla.
Per fortuna ho ascoltato il consiglio di un Italiano incontrato a Varanasi: l’albergo é in posizione centralissima: Durbar square, dalla mia finestra ho il palazzo reale! Così la prima giornata la passo a vedere ogni angolo di questo nucleo denso di templi e di energie.
Incontro un nepalese che i suoi amici italiani chiamano “al pacino” e basta guardarlo per capire il perché. Poi incontro baji un indiano di Agra, venuto qui per lavoro quando aveva 5 anni, ora ne ha 21, ma non sa scrivere perché non aveva tempo e soldi per le scuole. Quando gli dico che a Varanasi imparavo e insegnavo computer gratuitamente lui mi chiede se posso insegnare a scrivere inglese a suo fratello quindicenne, appuntamento per domani alle 12.
Al mercato centrale di Durbar square ci sono dei pezzi davvero meravigliosi, compro una campana nepalese, che é più nota col nome campana tibetana, e sembra produrre il sacro mantra “om”.
La ragazza che me lo vende é simpaticissima, parla come una macchinetta in un perfetto inglese e mi dice diverse volte che é felice di poter parlare un po con me. Adesso é bassa stagione e in effetti ci sono pochissimi visi pallidi in giro. Mi da un appuntamento nel pomeriggio per un the, e quando ritorno mi sembra di vederla scodinzolare, mi presenta la famiglia, padre, madre e bimbo di 5 anni, lei ne ha 17, e altre 3 sorelle, alla fine mi invitano a cena a casa loro il giorno dopo.
Il mio secondo giorno in Nepal é un tuffo molto profondo in questa realtà: passo buona parte del giorno con “al pacino”, al tempio delle scimmie, a parlare di cultura, di significato dei simboli, di filosofie induriste e buddiste, ma anche di geopolitica e governo. Lui é un tipo davvero incredibile, a vederlo fa venire voglia di scacciarlo come una mosca, lui stesso definisce la sua vita citando “scarface” : droga, malavita, carcere.. ma da 4 anni é pulito, mi fa conoscere altra gente, anche loro con qualche scheletro nell’armadio, ma ora molto distinti e rispettati.
La sera vado a cena dalla famiglia di Sharmila, qui manca la luce 8 ore al giorno, così passo tutto il tempo a casa loro a lume di candela. Parliamo molto, il suo sogno e di fare il medico nei villaggi poveri per aiutare la gente che ha bisogno ed é molto contenta perché il padre le fa studiare biologia: la prima donna in una famiglia di 7 fratelli ad avere questo privilegio. Cena a base di cavolfiore, pollo, omelette e l’immancabile riso con dhali, ho anche l’onore di assaggiare un raro vino nepalese fatto dai loro vicini di casa. Con il padre parliamo di business, di opportunità , ma anche di quando vivevano in un villaggio e non avevano una casa nella capitale.


Qualche sera dopo, ritorno a cena da loro, e quando rimaniamo soli, Sharmila un po imbarazzata mi parla della sua vita, le difficoltà di una diciassettenne molto talentuosa ed ambiziosa, in una società maschilista e reazionaria. Nella sua scuola é una delle migliori, ma questo crea comprensibili gelosie tra i coetanei, anche perchè la sua famiglia é in una casta molto bassa, inoltre ha un trattamento speciale anche economicamente: visti i suoi voti ha uno sconto del 40%. Nonostante questo ora é in ritardo di 5 mesi sulla retta mensile e se non riesce a trovare i soldi sara’ costretta ad abbandonare il suo sogno. Mentre mi racconta questo non smette di sorridere e di agitare le mani per farmi capire bene, e continua a sorridere anche quando le lacrime spingono le palpebre per sgorgare: quando entra la sorellina la prende in giro vedendo gli occhi gonfi.
Ma lei insiste a sorridere, mi dice che quando é da sola a volte piange, ma non serve a nulla raccontare le proprie disgrazie in giro, con gli altri bisogna sempre sorridere, ed io sono il primo, oltre la sua famiglia, a sapere i suoi problemi.
Quella sera, prima di andarmene, mi dice che oltre alla mia famiglia italiana, se voglio, posso considerare la sua come la mia “famiglia nepalese”, e quando voglio posso venire a pranzo e/o cena.. Io ricambio e mi propongo come lo Zio italiano!
Una persona davvero speciale, una grande lezione di vita da una diciassettenne nepalese.

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Dopo un mese esatto, il Nepal.

Proprio oggi é un mese esatto che sono a Varanasi, e proprio oggi ho preso il biglietto per treno: domani si parte per il Nepal!
Proprio 2 giorni fa mi sono ritrovato nella condizione opposta. Mentre salutavo Susy che ho accompagnato a prendere il treno di mezzanotte, mi son reso conto che sono almeno una decina di persone, stranieri come me, che ho conosciuto e dopo qualche giorno salutato.

Stasera Susanne, tedesca che ha vissuto molti anni a Tolosa, mi diceva che si vede subito che tra me e il maestro c’é un legame speciale. In effetti mi rendo conto a volte che l’inglese di umesh é poco più elevato del mio, quindi abbastanza basso :( pero’ io non ho difficoltà a capirlo, mentre loro si, così spesso quando qualcuno chiede chiarimenti sono io che rispondo al posto suo.
Mi sembra in effetti di vivere qui da un anno, l’interazione con le persone diventa più intensa, anziché essere affiancato da loschi figuri che ti vogliono vendere qualcosa, incontro un tizio che si siede di fianco a me, di fronte al burning ghat e mi dice:”ti ho visto molte volte qui, anche io vengo spesso qui, it’s very shanti”.
Alla fine ci siamo scambiati i numeri e ci siamo ritrovati spesso in quel luogo a parlare.
Ho incontrato warsha, una ragazza al banchetto del chiai: il suo nome significa pioggia, perché quando é nata pioveva. Mi dice che il suo compleanno é domani, così alla fine gli regalo 100 rupie per il suo party. Il giorno dopo, quando sono andato a prendere il chiai, mi ha regalato un pacchetto di biscotti :) da quel giorno ogni giorno prendo un chiai li, e a volte ne prendo uno in più per chiacchierare un po.
Ho conosciuto una fantastica coppia: lui. Italiano e lei svizzera, che l’anno scorso hanno fatto nascere loro figlio qui a Varanasi.
Ho conosciuto Deepa, ragazza indiana che frequenta il corso all’ashram, alla quale ogni tanto do ripetizioni di computer, mentre lei mi insegna quanto sia difficile la vita per una diciottenne con mentalità molto aperta, abitare con una famiglia con una mentalità elitaria braminica.
Tutte le giornate scorrono con la migliore sintesi tra quotidianità ed avventura e sto benissimo qui.
Ma nondimeno domani parto per il Nepal, stamattina Umesh se ne é arrivato con un giaccone: ecco, se vai al freddo ho pensato che ne avessi bisogno!
Oggi pomeriggio ho letto per la prima volta la voce Nepal su wikipedia, mentre domani in viaggio mi leggero’ quello della capitale, mentre stasera mi sono appuntato alcune cose che mi hanno detto su Katmandu e dintorni.
Non mi sento così entusiasta di partire, ma nemmeno sento nostalgia di lasciare questo posto, sento solo il flusso scorrere , e seguo il sussurro di shiva .

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